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Eventi e mostre

2016

tempo-e-la-scienza

Il Tempo e la Scienza
Museo della Tecnica Elettrica, Via Ferrata, 6
14 maggio – 10 giugno 2016
Orario di apertura: lunedì – venerdì dalle 9 alle 12,30 | dalle 13,30 alle 16,30

Il museo per la storia dell’università, il museo di storia naturale e il museo della tecnica elettrica in collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell’Università di Pavia hanno realizzato un progetto didattico condiviso con insegnanti e studenti del territorio. Tema centrale ‘il tempo’, concetto assai caro a filosofi, scienziati, letterati e artisti, qui declinato attraverso storie legate a oggetti e concetti di fisica, tecnologia, medicina e storia naturale.


 

 

 

 

 

2015

Elefante di Napoleone

L’elefante di Napoleone

30Aprile – 31 Ottobre 2015

In viaggio dall’India a Pavia passando da Versailles

Esposizione dell’elefantessa del Museo di Storia Naturale
Università di Pavia – Aula Forlanini
Piazza Leonardo da Vinci Pavia


 

 

 

Il nostro universo. Semplicemente bello
Astronomia cosmologia arte visiva laboratori con le scuole

A cura di Gabriele Albanesi e Lidia Falomo

Cortile delle Magnolie dell’Università di Pavia

6 – 13 giugno 2015
La mostra è scaturita da un progetto nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Fisica, le scuole primarie e secondarie di prio grado del territorio e il Sistema Museale d’Ateneo, articolato in una serie di laboratori storico-scientifici e artistici.
La collaborazione tra musei e scuole è inserita in un contesto educativo allargato a diversi saperi, istituzioni e storie.
Gli alunni delle scuole hanno affrontato argomenti di gnomonica, astronomia e cosmologia sviluppati nell’ambito dell’alternanza tra laboratori di carattere scientifico e laboratori di carattere artistico.

L’ausilio di un planetario gonfiabile, unito a visite guidate alla sezione di fisica del Museo per la storia dell’università, ha completato l’offerta proposta alle scuole, facilitando agli studenti la comprensione di temi abbastanza complessi. La componente artistica del progetto, sviluppata in classe, ha dato vita a ‘prodotti’ di una bellezza inaspettata, che sono andati a comporre l’allestimento della mostra. Con i loro lavori i ragazzi sono riusciti a trasmettere le stesse emozioni e sensazioni che solo la visione di un cielo stellato è in grado di suscitare, riconfermando la valenza di coniugare arte e scienza anche laddove questo possa sembrare assai difficile.

 


2013

 

I colori e le forme del pensiero
Laboratori tra arte e scienza al museo e a scuola.

A cura di Gabriele Albanesi e Lidia Falomo

Aula di Disegno dell’Università di Pavia

9 – 16 febbraio 2013
La mostra ha rappresentato il momento conclusivo di un progetto del Sistema Museale d’Ateneo e delle Scuole del territorio, articolato in una serie di laboratori storico-scientifici e artistici.
La collaborazione tra musei e scuole è inserita in un contesto educativo allargato a diversi saperi, istituzioni e storie.
Gli alunni delle scuole si sono avvicinati alla scienza attraverso la storia, la visita ai musei, i laboratori storico-scientifici. Hanno visto strumenti, minerali, animali, erbari, preparati, reperti naturalistici, piante, foglie, cortecce; hanno provato, ascoltato e percepito come la scienza si sviluppa.
Si sono accostati ad essa con un coinvolgimento anche emotivo. Di ritorno a scuola, hanno utilizzato nelle materie scientifiche quello che hanno appreso e contemporaneamente si sono impegnati in laboratori artistici.
I bambini disegnano sempre allo stesso modo, utilizzando le stesse forme stereotipe? No, oltre agli scarabocchi, alle casette col camino fumante, al sole con gli occhi e la bocca, ogni
bambino sa esprimersi e rappresentare il mondo utilizzando colori e segni in libertà, ben oltre l’aspetto mimetico, realistico, imitativo delle cose!
Come gli adulti, anche i bambini infatti imparano a configurare, a utilizzare le proprie capacità percettive, spesso in modo inconsapevole, sanno distinguere figure e sfondi, individuare forme nelle nuvole, nelle macchie sui muri, perfino nei loro sogni …E ne
ricavano immagini figurative, quando descrivono la natura, o astratte, quando geometrizzano e decorano, o informali, quando si affidano alla massima libertà espressiva di linee, punti, colori.
Non di rado, come hanno mostrato i disegni esposti, i bambini sanno chiedere in prestito ai grandi artisti di ogni epoca segni e suggerimenti formali, in un gioco di corrispondenze analogiche e imitative.
Figurativo, astratto, informale sono tre categorie mediate dalla storia delle arti visive, corrispondono a precisi stili pittorici e definiscono modalità differenti del pensiero visivo adulto.
La visita al Museo, la partecipazione al planetario, al laboratorio scientifico, sia esso di storia della medicina, della fisica, di botanica o di storia naturale, possono essere raccontati in modi diversi, disegnando gli oggetti, gli scienziati, i fenomeni“come appaiono”, oppure organizzando il racconto in percorsi ispirati alla geometria, alla decorazione, al piacere della sintesi, o lasciandosi andare alla sensibilità, molto libera, dei colori e delle forme che, a volte, “parlano da sole”!


2011

Non C’era Una Volta Il Personal Computer
Curatori:
Gianni Danese
Dino Baldi
Enrico Valeriani
Antonio Savini
dal 16 Novembre 2011 al 19 Febbraio 2012
presso il Museo della Tecnica Elettrica
dell’Università degli Studi di Pavia
NON C’ERA UNA VOLTA IL PERSONAL COMPUTER
La mostra ha ripercorso la storia dei personal computer fin dai primi anni ’60, attraverso l’esposizione di numerosi reperti di archeologia informatica.


 

L’Isolachenonc’è
Progetto tra arte e scienza rivolto alle scuole del territorio per i 650 anni dell’Università di Pavia

A cura di Lidia Falomo e di Gabriele Albanesi

Palazzo San Tommaso – Università di Pavia

26 maggio – 10 giugno 2011
Il progetto ha preso le mosse da una serie di momenti di discussione e di confronto sull’utilizzo del video collaborativo all’interno del Centro Educazione ai Media di Pavia e dalla stretta collaborazione tra le scuole della città e della provincia – d’intesa con gli Uffici Scolastici regionali VI e XIX – e il gruppo di storia della scienza del Dipartimento di Fisica e il Sistema Museale d’Ateneo. L’occasione è stata offerta dalle celebrazioni dei 650 anni dalla fondazione dell’Università. Il progetto ha coinvolto diverse scuole di ogni ordine e grado, a partire dalle Scuole dell’Infanzia. Per i giovani scolari l’Università, di cui spesso sentono parlare nei discorsi degli adulti, è veramente relegata, come tutto ciò di cui non hanno esperienza diretta, nel ripostiglio dell’incerto, del vago, del “fantastico”, come “l’isola che non c’è”, appunto. Ogni classe ha scelto di approfondire un personaggio illustre della storia dell’Ateneo, e ha potuto visitare i luoghi che questi ha frequentato e quelli in cui sono conservate le testimonianze della sua attività. Per questo sono stati coinvolti nel progetto i musei e organizzati, su richiesta, dei laboratori scientifici. Spesso il “viaggio” delle scuole è partito proprio dalla visita ai musei e si è poi concretizzato in due tipi di attività: quella grafico/pittorica, che ha permesso di coniugare persone e luoghi della nostra Università con la storia dell’arte figurativa moderna e contemporanea, e quella filmica, che ha portato alla realizzazione di “video collaborativi”.

Gli elaborati e la documentazione delle attività svolte all’interno dei laboratori delle scuole partecipanti hanno delineato il percorso espositivo lungo la navata dell’ex chiesa di San Tommaso.


 

Pavia e le svolte della scienza
Il 13 aprile – 30 giugno 2011  Aula di Disegno (P.zza Leonardo da Vinci)

Dedicata ai grandi scienziati che con le loro scoperte hanno aperto interi capitoli nella scienza mondiale, spazia dalla Fisica di Alessandro Volta alle Neuroscienze di Camillo Golgi, incontrando nel suo excursus Antonio Scarpa, Lazzaro Spallanzani, Gerolamo Cardano, e poi ancora Giandomenico Romagnosi, Contardo Ferrini, e Cesare Beccaria, solo per citarne alcuni.

Vi sono luoghi in cui le dimensioni dello spazio e del tempo convergono, dove le linee della storia si intersecano producendo transizioni misteriose che diventano simboli della creatività umana. Pavia è uno di questi, grazie alla sua Università. Nel corso dei 650 anni della sua storia accademica, questa città ha testimoniato molte volte la capacità dell’uomo di raggiungere nuovi traguardi, di superare i confini del noto, di gettare per la prima volta lo sguardo nel futuro. Forse non c’è nessun altro luogo in Lombardia dove la storia della scienza e della cultura è stata più densa di avvenimenti, pur nelle inevitabili fluttuazioni della storia.I curatori di questo libro, che è anche catalogo della mostra dallo stesso titolo realizzata nell’ambito delle celebrazioni del 650° anniversario dalla fondazione dell’Università di Pavia, si sono posti il compito di coordinare un gruppo di autorevoli esperti nell’ambito scientifico e umanistico al fine di illustrare storicamente, ma anche con finalità didattiche, alcuni dei momenti più significativi nei quali Pavia è stata seme di conoscenza per la cultura mondiale. Senza pretese di completezza questo libro si propone di descrivere in maniera originale alcuni dei principali punti di svolta nella storia della scienza che si sono realizzati nella nostra città. I lettori e i visitatori della mostra saranno dunque accompagnati in un viaggio affascinante lungo frontiere conoscitive che mutano e si frantumano, dalla fisica alle neuroscienze, dalla matematica più contraria al senso comune, ai fenomeni fondamentali della vita, dalle scienze umane a quelle giuridiche. Incontrando personaggi che sono icona della grandezza e del genio umano, da Alessandro Volta a Lazzaro Spallanzani, da Camillo Golgi a Vittorio Erspamer, da Girolamo Cardano ad Eugenio Beltrami, da Cesare Beccaria a Ugo Foscolo. Come si vedrà, le ricerche realizzate a Pavia non si esaurirono con la scomparsa dei loro autori, ma spesso, in maniera carsica, ebbero la ventura di riemergere a distanza di tempo, sotto forme mutate, permettendo di aggredire nuovi problemi e di gettare sguardi inediti su antichi enigmi. Dal passato, dunque, la proiezione nel futuro che giunge a lambire l’epoca contemporanea in molti settori della ricerca scientifica.

La storia dell’Università di Pavia è una ricchezza per la città, un suo patrimonio importante, fatto di possibilità che si sono realizzate. Altre città universitarie non possono testimoniarlo con la stessa intensità e lunga durata. Questo libro è primariamente rivolto a tutti coloro che amano la scienza e sentono la simpatia dei luoghi, dei documenti, delle immagini e degli oggetti, il loro potere cioè di comunicare sensazioni ed emozioni, sapendo che queste facoltà sono la base di ogni percorso conoscitivo. Ma più in generale la nostra speranza è che tutti, attraverso la bellezza della storia universitaria pavese, possano iniziare un viaggio affascinante che non si esaurisca in se stesso, ma diventi occasione di ulteriori stimoli e approfondimenti culturali.


2010

 

Floramagica. Simbologie, Segreti, Incantesimi, Virtù

Pavia, 21 dicembre 2010 – 30 gennaio 2011

Dal 21 dicembre al 31 gennaio, a palazzo Broletto, le meraviglie dell’Orto Botanico in una mostra, organizzata dal Comune di Pavia, con la Biblioteca civica Bonetta e la biblioteca della Scienza e della tecnica dell’Università di Pavia dedicata al potere magico e alle proprietà farmacologiche di molte specie vegetali. Libri antichi, pezzi d’antiquariato della storia della Farmacia pavese, reperti del Museo di Storia Naturale di Pavia e strumenti del Museo di Chimica, in un percorso che unisce Medicina, farmacologia, tradizioni popolari, stregoneria, flora magica e culinaria.

La mostra
Il potere magico attribuito ad alcune piante è documentato fin dall’antichità: già nella Medicina egiziana l’efficacia curativa di determinate specie vegetali era legata a formule estranee a qualsiasi terapia scientificamente intesa.

Da allora l’esperienza empirica ha portato alla graduale scoperta delle reali proprietà farmacologiche di molte specie vegetali, soprattutto nel caso di manifestazioni molto evidenti come effetti tossici, soporiferi, inebrianti e allucinogeni.

Numerose sono le piante nominate nelle ricette di unguenti, pozioni, medicamenti, tinture e infusi considerati magici, perché le forme del regno vegetale hanno spesso suggerito al pensiero umano le più sottili allusioni simboliche: ne sono un’affascinante testimonianza le tavole botaniche dei volumi antichi presentati in questa sede, incise e dipinte da artisti del calibro di Pierre Joseph Redouté (1759-1840) e Georg Dionysius Ehret (1708–1770).

Le sezioni espositive
Il percorso mostra guida attraverso alcune delle suggestioni che le piante considerate magiche hanno avuto ed hanno tuttora: suggestioni a volte dettate dalla vivacità di tradizioni popolari mai spente, anche laddove l’efficacia della terapia farmacologica si sia dimostrata prevaricante.

Fra libri antichi e di pregio, pezzi d’antiquariato legati alla storia della Farmacia pavese, reperti zoologici del Museo di Storia Naturale di Pavia e strumenti del Museo di Chimica, l’esposizione intende offrire uno stimolo a quanti desiderino approfondire il ruolo della flora magica nella letteratura antica e moderna, nella storia della stregoneria europea, nell’Alchimia e nella Medicina popolare.

Una serie incontri a margine della mostra svilupperanno alcuni aspetti della flora magica nell’arte culinaria, nel cinema e nelle culture primitive dell’Africa e dell’America meridionale.

L’Araldica
Anche nell’araldica le immagini tolte dal mondo vegetale sono numerose e hanno un significato recondito legato alla mitologia, alla religione ed alla magia. In mostra sono esposti sette esemplari di stemmi (legato Marozzi) con piante ed erbe che rimandano in maniera esplicita o in forma di sciarada al cognome.

Visita virtuale interattiva
Il libro non è propriamente un oggetto da guardare, come lo è un quadro d’autore, rimane essenzialmente un oggetto da sfogliare. Non essendo possibile farlo durante un’esposizione, per la delicatezza e il pregio del materiale, si è pensato di permettere ai visitatori di sfogliare alcuni dei volumi esposti in modo virtuale attraverso l’uso di supporti digitali. E’ quindi a disposizione dei visitatori una postazione interattiva individuale, dalla quale poter scegliere e sfogliare in modalità touchscreen alcuni dei volumi esposti.


 

Energia questa trasformista.

Laboratorio storico interattivo
Il 30 novembre 2010 alle ore 16,30 è stata inaugurata la mostra “Energia questa trasformista. Laboratorio storico interattivo” realizzata dal Dipartimento di Fisica “A. Volta” in collaborazione con il Museo di Fisica del Sistema Museale di Ateneo. .Allestita presso l’ex Istittuto di Patologia Generale “Camillo Golgi” a Palazzo Botta, la mostra si è conclusa il 20 febbraio 2011.
Enti organizzatori: Università di Pavia – Dipartimento di Fisica “A.Volta” e Sistema museale d’Ateneo.


La scienza in chiaro scuro. Lombroso e Mantegazza a Pavia tra Darwin e Freud
Il Museo per la Storia dell’Università in collaborazione con l’Associazione Festival dei Saperi del Comune di Pavia ha organizzato la mostra “La scienza in chiaroscuro. Lombroso e Mantegazza a Pavia tra Darwin e Freud.”

Allestita nella prestigiosa cornice di Santa Maria Gualtieri (Piazza della Vittoria) dal 9 al 26 settmbre 2010, la mostra è stata inserita nel programma del Festival dei Saperi.
La sezione introduttiva – Narrare l’uomo – illustra i temi e le motivazioni scelti dai curatori per ricordare il centenario della morte dei due scienziati (1909 – 2009 Lombroso; 1910 – 2010 Mantegazza).

La prima sezione – Due studenti ‘fuori sede’ nella Pavia di metà Ottocento racconta l’ambiente pavese come si presenta, agli occhi di due giovani forestieri, in anni molto travagliati nei quali anche il corpo accademico riflette il fermento civile che scuote la società.

Medici avventurosi, la seconda sezione, illustra le loro prime movimentate esperienze professionali. Neo laureati lasciano entrambi la città, Lombroso si arruola volontario nell’esercito piemontese come ufficiale medico, Mantegazza inseguendo il suo desiderio di conoscere l’America, sbarca in Argentina dove, oltre a esercitare la professione medica, sperimenta, scrive e pubblica.

Il Ritorno a Pavia, la terza sezione, illustra le loro esperienze di docenti universitari: Paolo Mantegazza, professore ordinario di Patologia generale già nell’anno accademico 1860-61, cattedra che terrà per una decina d’anni, fonda a Pavia il primo Laboratorio di Patologia sperimentale in Italia, nel quale si formeranno Giulio Bizzozero, Carlo Forlanini e Camillo Golgi. Cesare Lombroso insegna Antropologia e Clinica delle malattie mentali a partire dal 1863 -1864, nonché Antropologia, Igiene pubblica e Medicina legale. Si occupa di psichiatria forense e la constatazione dell’impossibilità di una diagnosi differenziale, basata su criteri scientifici, tra sano di mente, alienato e criminale lo porta a gettare le basi dell’antropologia criminale e alla stesura dell’ “Uomo Delinquente” edito per la prima volta nel 1876, proprio quando sta per lasciare la città.

Le strade divergono, la quarta sezione, vede i destini dei due separarsi: Lombroso, sollecitato ed aiutato da Bizzozero e Moleschott, lascerà definitivamente Pavia per la cattedra di Igiene pubblica e medicina legale a Torino (1876), dove rimane fino alla sua morte nel 1909. Mantegazza si sposta a Firenze, dove fonda la prima cattedra di Antropologia dell’ateneo fiorentino e il Museo nazionale di Antropologia ed Etnologia (1869).

Ombre e luci , la sezione conclusiva, cerca di offrire una chiave di lettura equilibrata di due personaggi innovatori, poliedrici ed eclettici, geniali, ma anche molto controversi e discussi non staccando la loro storia dalla cultura del loro tempo, quell’epoca storica dominata dalla “nuova fede” positivista.


 

2009

 

The Legacy of Volta: from the Battery to Photovoltaic Electricity
Planetarium Science Center – Bibliotheca Alexandrina
Alexandria 21526, Egypt
November-December, 2009
The Italian physicist Alessandro Volta (1745-1827) gave fundamental contributions in various areas of natural science, among which electricity figured prominently.

Key terms of present-day electrical science, for instance “voltage” and “photovoltaic”, recall Volta’s name and acknowledge thus the seminal importance of his achievements. The “voltaic” battery he invented in 1799 boosted science by opening the new unexpected domains of electrochemistry and electromagnetism.

The exhibition tries to give an idea of the rich electrical legacy Volta left to the world and of the way it produced fruit in subsequent science, including the recent applications of the “Volta effect” in devices such as photovoltaic cells and LEDs, of increasing importance for, respectively, the renewable production and the saving of energy.

Some of Volta’s original instruments and other nineteenth-century originals, all coming from the historical collections of the University of Pavia, where Volta taught for many years, are the first actors in the historical picture proposed to the visitor.

Additional modern objects, lent by the Physics Department of the University of Pavia, illustrate some of the recent useful applications of the “Volta effect”.

Modern hands-on exhibits, made available by the Planetarium Science Centre of the Bibliotheca Alexandrina, and multimedia animations, produced by the History and Education Science Group of the University of Pavia enable the visitor to restage various of the historical steps illustrated in the exhibition.

A special section, prepared by the Istituto Lombardo based in Milan, highlights the long role the Institute has played over time in gathering a large voltaic corpus, which includes his original manuscripts it now owns. Volta’s activity in the Institute’s historical ancestor, a national Italian institute established by Napoleon, is also considered.


IL CONTAGIO VIVO: Agostino Bassi nella storia della bachicoltura
Una mostra in cui le scienze naturali si intersecano con la medicina, grazie all’intrecciarsi della storia del baco da seta con una delle scoperte che hanno gettato le basi della moderna patologia: il contagio vivo.

Pavia 17 Aprile – 4 Giugno 2009

La mostra, ricca di connotazioni storiche, scientifiche e artistiche, è dedicata ad Agostino Bassi, protagonista a Pavia alla fine del 1700 di quella felice stagione di rinnovamento che gli Asburgo affidarono a maestri eccellenti come Scarpa, Volta e Spallanzani.

Articolata in due sezioni principali, l’esposizione illustra la biologia del baco da seta e il suo sviluppo. Si parte dagli studi sulla biologia del baco da seta compiuti a Pavia da Angelo Maestri, medico ortopedico e preparatore del Museo di Storia Naturale; questi studi si tradussero in una serie di modelli in cera da lui realizzati per illustrare le varie fasi di sviluppo del baco e delle sue malattie, con particolare riguardo al “mal del calcino”, che si manifestava con la comparsa di visibili macchie sul corpo della larva morente che poi si copriva di una polvere bianca simile alla
Queste opere, racchiuse in una decina di quadri in mostra, sono di straordinaria bellezza e rappresentano l’espressione visiva dell’arte in applicazione alla scienza.

A scoprire la causa del “mal del calcino” fu Agostino Bassi: la seconda sezione della mostra illustra la figura di questo pioniere della microbiologia.

Agostino Bassi – Dottore in legge presso la nostra università nel 1798, Bassi era stato allievo del Collegio Ghislieri e studente di Lazzaro Spallanzani e di Rasori, data la sua grande passione per la storia naturale. Dopo pochi anni dal conseguimento della laurea, impedito a esercitare la sua professione da un’affezione oculare, Bassi si ritirò nelle sue proprietà terriere del Lodigiano, impegnandosi a sviluppare esperimenti zootecnici, agronomici e naturalistici. Nel 1807 diede inizio a una serie di prove sperimentali volte a spiegare le cause del “mal del segno” o “mal del calcino”, la devastante malattia che poteva portare a distruzione interi allevamenti. Convinto che la malattia nascesse spontaneamente nel corpo dell’animale sotto l’influenza di fattori ambientali, quali lo stato dell’aria o elementi nutritivi alterati, si impegnò in una serie di infiniti esperimenti e osservazioni durati quasi trent’anni, giungendo infine alla conclusione che il responsabile della malattia era un fungo parassita, una specie nuova a cui Giuseppe Balsamo Crivelli, che lo studiò dal punto di vista sistematico, attribuì il nome di Botrytis bassiana in onore dello scopritore. Bassi scoprì inoltre che il morbo si riproduceva con il riprodursi del fungo, una scoperta di notevole importanza perché la dinamica di propagazione del “mal del segno” poteva rispecchiare quella dei contagi e le conclusioni sperimentali ottenute da questa malattia potevano avere una valenza generale. Riprendendo i suoi studi Bassi giunse ad affermare che tutti i contagi sono prodotti da organismi viventi che si possono trasmettere da un individuo all’altro e qui crescere e riprodursi; applicò questi concetti anche a malattie umane, sostenendo ad esempio la natura infettiva e contagiosa del colera asiatico e la presenza di microrganismi.
La sua fu un’autentica rivoluzione scientifica perché diede origine all’idea forse più influente nella storia della medicina, la teoria microbiologica delle malattie infettive, il presupposto indispensabile per i progressi della terapia antibatterica e dell’antisepsi che hanno cambiato il volto alla geografia demografica dell’umanità. Inserendosi proprio lungo questa prospettiva operativa, Bassi non si limitò a sviluppare teoricamente le sue idee ma cercò anche di applicarle con suggerimenti concreti volti a debellare il calcino e proponendo quelle misure antisettiche che consentivano di distruggere i microrganismi e che potevano avere adozione pratica negli ospedali.

Lungo il percorso espositivo sarà illustrata la biologia del baco da seta, il suo sviluppo e le tecniche di allevamento con riferimenti alla storia della bachicoltura e alla sua rilevanza anche nel territorio pavese.

In collaborazione con l’Unità di Ricerca di Api-bachicoltura, sede di Padova, sarà inoltre possibile osservare dal vivo un esempio di bachicoltura mediante l’allevamento del bombice del gelso nei successivi stadi del suo ciclo biologico.


2007

 

“Animali dal Mondo”
La mostra “Animali dal Mondo” è stata organizzata dal Sistema Museale di Ateneo dell’Università degli Studi di Pavia per ricordare la figura e l’opera dello zoologo Pietro Pavesi, direttore dell’Istituto e del Museo di Zoologia dal 1875 al 1907.

Allestita presso la Sala espositiva del Museo della Tecnica Elettrica dal 12 ottobre al 20 dicembre 2007, la mostra ha illustrato l’attività di ricerca dello scienziato, svoltasi principalmente tra indagini idrobiologiche e parassitologiche, gli studi sui ragni e le osservazioni sugli uccelli della Provincia di Pavia.

L’attività didattica è stata testimoniata da oltre 170 esemplari di animali provenienti da tutti i continenti.

Tra essi figuravano: l’oritteropo, il kirù, la pecora di Marco Polo, il tapiro, il bue muschiato, il petauro dello zucchero, la nasica, il tonno, lo storione, il marabù, il kiwi, lo struzzo, gli uccelli mosca, gli uccelli del Paradiso, la grossa spugna coppa di Nettuno.

Le pubblicazioni e gli oggetti personali hanno contribuito ad evidenziare la personalità di Pavesi, storico e uomo politico. Particolarmente significative le ricerche sulla storia dei monumenti e delle tradizioni della sua città natale, oltre a un’importante memoria sul periodo pavese di Lazzaro Spallanzani, fondatore del Museo di Storia Naturale.

Pavesi fu anche sindaco della città ed assessore alla cultura comunale e provinciale, per diversi mandati. L’Amministrazione comunale guidata da Pavesi varò la refezione gratuita per gli scolari bisognosi, che rappresentò un modello da imitare per altri comuni in Italia.


 

Ticinum Papia: Tra incudine e martello

Mostra organizzata dal Museo di Archeologia e allestita presso il Salone Teresiano della Biblioteca Universitaria di Pavia dal 4 al 25 maggio 2007.

Per la prima volta dopo duecento anni sono stati esposti pezzi numismatici di grande pregio appartenenti alla collezione del Museo che consta di circa 8000 pezzi. La mostra si è concentrata sulle emissioni della Zecca di Pavia che coprono un arco temporale di circa 1000 anni, dalla Ticinum del III-IV secolo d.C.alla città medievale del XV secolo. L’esposizione ha presentato monete molto diverse per stato di conservazione e valore – da esemplari in bronzo di epoca romana a pezzi in oro, molto rari, di epoca longobarda – corredati da documenti d’epoca e materiali illustrativi.


“Medicine and Life Sciences in Pavia and Bologna: History and Legacy”
Allestita a Shangahi la mostra era dedicata alla storia della Medicina e della Biologia delle Università di Pavia, Bologna e della Tongji University di Shanghai dal 17 al 27 maggio 2007
La mostra è stata organizzata insieme allo IUSS in occasione dei cento anni della Tongji University.
In esposizione per il pubblico di Shanghai documenti, strumentazioni e pubblicazioni delle Facoltà di Medicina di Bologna e Pavia dalla loro fondazione ai giorni nostri per celebrare i cento anni della Tongji University, che nacque nel 1907 a Shanghai come Medical School in un periodo di grande espansione delle ricerche in campo biomedico.
Scopo della mostra è stata l’esplorazione di alcuni punti nodali della storia delle scienze della vita e della medicina e la loro eredità in alcuni dei più recenti ed eccitanti sviluppi in questi settori dell’umana conoscenza.

Fin dalla loro fondazione, le Università di Bologna (1088) e di Pavia (1361) si sono spesso identificate con la frontiera dell’esplorazione e delle conoscenze della vita, come illustra il materiale esposto in mostra, che presenta i precursori e i grandi innovatori della Medicina e della Biologia. A iniziare da Mondino de’ Liuzzi a Bologna con la prima dissezione anatomica (1318), e con Marcantonio della Torre che collaborò all’Università di Pavia con il grande genio Leonardo da Vinci (1510-1511). Nei secoli seguenti molti importanti scienziati hanno lavorato in queste Università: tra gli altri Gerolamo Cardano (filosofia naturale, medicina), Giovanni Battista Carcano Leone (il primo a descrivere il forame ovale e il dotto arterioso nel cuore fetale), Gaspare Aselli (lo scopritore dei vasi chiliferi), Marcello Malpighi (lo sviluppo della microscopia), Luigi Galvani e Alessandro Volta (elettrofisiologia, invenzione della pila), Antonio Maria Valsalva (struttura dell’orecchio medio), Giovan Battista Morgagni e Antonio Scarpa (chirurgia ed anatomia), Lazzaro Spallanzani (storia naturale, fisiologia, fecondazione artificiale), Camillo Golgi (fondatore delle moderne neuroscienze, della biologia cellulare e della malariologia), Alessandro Codivilla (chirurgia ortopedica).

All’ inaugurazione della mostra erano presenti Alberto Calligaro, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il prorettore della Tongji University, Li Guoqiang, l’ambasciatore italiano in Cina Riccardo Sessa, il Direttore dello IUSS di Pavia Roberto Schmid e il prorettore di Bologna Roberto Grandi.

La mostra ha ricevuto il patrocinio del Ministero dell’Università e della Ricerca, del Ministero dei Beni e Attività culturali e dell’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai.


 

2006

 

Golgi Architetto del Cervello
1906 – 2006: a cento anni dal primo nobel italiano
Pavia, 9 settembre – 19 dicembre 2006
Nuovi Istituti Universitari, Via Ferrata, Località Cravino
Il 1906 è un anno eccezionale per la cultura italiana. A Stoccolma vengono insigniti del premio Nobel due rappresentanti del nostro paese: Giosué Carducci per la letteratura e Camillo Golgi per la medicina.

All’opera scientifica di quest’ultimo e ai riflessi che ebbe sull’evoluzione della medicina fino ai nostri giorni è dedicata la mostra Golgi, architetto del cervello che il Sistema Museale dell’Università degli Studi di Pavia organizza dal 9 settembre al 19 dicembre 2006 negli spazi dei Nuovi Istituti Universitari.

La mostra affronta temi più che mai attuali e affascinanti, che furono oggetto delle ricerche di Golgi neglianni di attività a Pavia presso l’Istituto di Patologia Generale dell’Università: il funzionamento del cervello, la struttura della cellula, e l’infettivologia.

Le scoperte dello scienziato in questi campi rappresentano dei capisaldi delle scienze mediche, tanto che ancora oggi portano il suo nome: l’apparato di Golgi, componente fondamentale della cellula, così presente nella letteratura scientifica che non vi è studente liceale che non lo abbia studiato; la legge di Golgi, che descrive lo sviluppo nel sangue del microrganismo che provoca la malaria, sulla base della quale fu possibile somministrare correttamente il chinino, rendendo efficace il trattamento dei malati; la“reazione nera”, o “metodo di Golgi” tecnica istologica ideata dallo scienziato, che permise di osservare la fine struttura del sistema nervoso centrale, presupposto indispensabile per i successivi sviluppi delle neuroscienze.


The Legacy of Volta: from the Battery to Photovoltaic Electricity
Tongji University
Siping Road, 1239, SHANGHAI, P. R. China
September 16 – 30, 2006

Il “volt” è una unità elettrica fondamentale molto usata nella scienza e nella vita di ogni giorno. Tutti sanno cosa sia una pila da 1.5 volt o ha verificato la corretta corrispondenza degli elettrodomestici all’alimentazione elettrica domestica a 110 o 220 volt.

Molti altri termini del linguaggio scientifico e di quello comune contengono la radice “volt”. Scorrendo l’indice del dizionario troviamo per esempio “voltaggio”, “voltmetro”, “voltametro”, “effetto Volta”, “elettronvolt”, “voltaico”, “fotovoltaico”, tutti termini che derivano dal nome del fisico italiano Alessandro Volta (1745-1827). La maggior parte della gente sa che questi fu l’inventore, ancora un altro caso, della “pila voltaica”.

L’abbondanza dei riferimenti linguistici a Volta è un chiaro segno del grande impatto che egli ha avuto sulla scienza. Egli la influenzò specialmente attraverso le sue idee sull’elettricità e le sue invenzioni, tra le quali la sua pila sembrò avere conseguenze epocali anche sulla società e sulla vita.

Scopo di questa mostra è fornire un’idea dei semi lasciati da Volta nel campo dell’elettricità e di come questi diedero frutti nella scienza successiva. Alcuni suoi strumenti originali, insieme ad altri originali del diciannovesimo secolo, saranno gli attori principali nel quadro storico proposto al visitatore.


ALBERT EINSTEIN Ingegnere dell’Universo
Nel 2005, dichiarato dall’ONU e dall’UNESCO anno mondiale della fisica, Pavia è stata capofila e sede principale di un grande evento: la mostra‘a stella’ Albert Einstein, ingegnere dell’universo, con sedi anche a Bologna, Firenze e Bari, realizzata in collaborazione con l’Istituto di Storia della Scienza Max Planck di Berlino, l’Università degli Studi di Pavia, il Deutsches Museum di Monaco e l’Università Ebraica di Gerusalemme e ideata per celebrare Albert Einstein e il centenario del 1905, anno in cui lo scienziato pubblicò cinque articoli destinati a rivoluzionare i fondamenti della fisica.

La mostra pavese è stata curata dal Gruppo di Storia della scienza del Dipartimento di Fisica di Pavia e in particolare da: Fabio Bevilacqua, Stefano Bordoni, Lea Cardinali, Lidia Falomo, Lucio Fregonese, Carla Garbarino e Angela Volpi.

L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio e il contributo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (legge 6/2000 per la diffusione della cultura scientifica), nonchè della Regione Lombardia, della Provincia e del Comune di Pavia e della Camera di Commercio, Industria e Artigianato di Pavia.

La mostra pavese ha presentato al pubblico i grandi temi della fisica – i concetti di spazio e tempo, finito e infinito, pieno e vuoto – e si è snodata attraverso le visioni sette ottocentesche relative a meccanica, elettromagnetismo e termodinamica e ha messo in evidenza i problemi al confine tra queste discipline, problemi che condussero Einstein ai lavori del 1905. Da qui si dipartono infatti i due grandi filoni di ricerca dello scienziato, la relatività, dalla speciale alla generale, e la fisica dei quanti, accompagnate dalla continua tensione di Einstein verso l’elaborazione di una teoria del tutto, verso la scoperta di un’unica legge fondamentale della natura. Comprendere la natura significa conoscere ‘la mente di Dio’: ‘sottile è il signore’ – scriveva – ‘ma non malizioso’.
Questi temi accompagnano l’intricato percorso della vita di Einstein, lungo il quale, nell’intrecciarsi di aspetti scientifici e sociali, affiorano momenti strettamente collegati alla storia del nostro paese: il giuramento di fedeltà al regime fascista imposto al mondo accademico, le leggi razziali, l’allontanamento degli ebrei dalle istituzioni scolastiche e culturali, il dramma di chi fu costretto a soccombere o a fuggire.
In questo clima gli scienziati dovettero compiere drammatiche ‘scelte’ etiche, a cui non si sottrassero, tra gli altri, né Albert Einstein né Enrico Fermi, i cui nomi sono legati alla costruzione della bomba atomica.
I 1200 mq del percorso espositivo hanno ospitato centinaia di strumenti storici antichi e documenti einsteiniani accompagnati da numerosi exhibit interattivi che hanno consentito ai visitatori di ripetere alcune fondamentali esperienze, guidati da studenti delle scuole superiori pavesi. Documentari e filmati, realizzazioni multimediali, dialoghi e interviste ‘impossibili’ tra personaggi famosi
hanno introdotto i visitatori a questo ‘memorabile’ viaggio nel tempo e nello spazio.

Pavia, 1 novembre 2005 – 31 gennaio 2006 – Museo della Tecnica Elettrica