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Diploma di laurea - Sec. XVIII

Uno degli antichi documenti conservati nell'archivio del Museo

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Elettrometri a pagliuzze

Volta trasformò gli elettroscopi in elettrometri che non solo rivelavano l'elettricità ma permettevano di misurarne la "tensione", indicata dal grado di divaricazione delle due sottili pagliuzze.

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Pistola elettricoflogopneumatica

Dispositivo concepito e usato da Volta per impressionare gli spettatori durante usuali dimostrazioni pubbliche.

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Aree tematiche

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I disegni anatomici di Antonio Scarpa

La riforma teresiana dell’Università prevedeva la fondazione di un museo nel quale gli studenti di medicina e chirurgia potessero apprendere precise cognizioni nel campo dell’anatomia normale e patologica, grazie a una collezione permanente che integrasse quanto appreso durante le autopsie. La collezione fu avviata da Giacomo Rezia e Antonio Scarpa che, arrivato a Pavia nel 1783, la ampliò e la rese adatta per fornire un completo corso di anatomia. Il Museo constava di tre sale dedicate rispettivamente all’anatomia umana normale, patologica e comparata, che Scarpa volle ornate ed eleganti e di una stanza denominata ‘cucina anatomica’ per realizzare i preparati. Scarpa, dotato di non comuni abilità artistiche, delineava personalmente i disegni per la realizzazione delle calcografie dei suo lavori. Abile chirurgo e raffinato anatomista, autore delle magnifiche Tabulae neurologicae, Scarpa legò il suo nome a molte descrizioni minuziose del sistema nervoso periferico.

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Gli Einstein a Pavia

Nel marzo 1894 vennero fondate a Pavia le officine elettrotecniche Nazionali Einstein-Garrone lungo il tratto del Naviglio che sfocia nel Ticino. Nel 1895 si trasferirono a Pavia le famiglie di Jakob e Hermann Einstein, lo zio e il padre del sedicenne Albert, che avevano avviato un’attività che avrebbe partecipato ai lavori per l’illuminazione di Palazzo Botta, sede di alcuni istituti dell’ateneo pavese. Un ambizioso progetto di elettrificazione di Pavia, invece, non andò in porto e, a soli due anni dalla fondazione, le officine vennero messe in liquidazione. Il giovane Albert e la sorella Maja, durante il periodo trascorso dalla famiglia in Lombardia, strinsero amicizia con la casteggiana Ernestina Marangoni. I rapporti proseguirono durante gli anni e, dopo la guerra, nel 1946, Ernestina scrisse al vecchio amico ormai famoso chiedendogli di adoperarsi per la ricostruzione del ponte coperto di Pavia, danneggiato nel 1944 dai bombardamenti alleati. Nella risposta, scritta in italiano ed esposta in museo, si avvertono il dolore e lo sdegno per le atrocità della guerra e delle persecuzioni antisemite che avevano colpito, in Italia, anche la sua famiglia.

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L’Architetto del cervello

Nonostante i progressi dell’anatomia, all’inizio degli anni Settanta dell’800 chi cercava di capire la struttura microscopica del cervello entrava in una terra incognita. Nel 1873 Camillo Golgi mise a punto una procedura istologica, la reazione nera, che permise di esplorare la struttura del sistema nervoso, contribuendo alla fondazione delle neuroscienze. Il metodo consiste in una prima fase di “fissazione” del tessuto nervoso in bicromato di potassio, seguita dal passaggio in nitrato di argento. Si ottiene la precipitazione casuale, ma selettiva, di un sale, il cromato d’argento, che va a colorare in nero il corpo cellulare e tutti i prolungamenti fino alle loro estreme ramificazioni. Così, dalla labirintica complessità del tessuto nervoso si riesce a estrarre il singolo elemento, che emerge come un albero, con i suoi rami e le sue radici, da una inestricabile foresta. Per questo metodo Golgi fu insignito nel 1906 del premio Nobel per la medicina.

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Gli strumenti di Alessandro Volta

Alessandro Volta fu chiamato sulla cattedra di Fisica sperimentale dell’Università di Pavia nel 1778. Potendo contare su un fondo di spesa illimitato per concessione del governo austriaco, arricchì la dotazione del Gabinetto di Fisica con strumenti di pregevole fattura acquistati nel corso di viaggi compiuti in Europa o ideati e realizzati con l’ausilio di validi artigiani. Il suo Gabinetto, oltre a essere dedicato alla ricerca e alla didattica, divenne così anche una sala da esposizione che doveva impressionare i visitatori. Molti degli strumenti venivano infatti utilizzati da Volta anche per esperienze pubbliche. Nella sala dedicata allo scienziato sono esposti, in arredi originali, i 150 strumenti giunti fino a noi tra i quali le sue più celebri invenzioni.

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