Giovanni Cantoni

CantoniNacque a Milano nel 1818 e ivi morì nel 1897. Dal 1837 al 1840 seguì nell’Università di Pavia i corsi della facoltà filosofico-matematica, conseguendo con lode il dottorato negli studi di ingegnere architetto. Lasciata l’Università fece ritorno a Milano per praticare la sua professione, ma continuò ad occuparsi di filosofia e di fisica più che di ingegneria. Convinto assertore dell’importanza del legame tra filosofia e scienza, si proponeva di condurre uno studio accurato dei rapporti tra le speculazioni dei filosofi e dei matematici e le teorie e indagini degli sperimentalisti, allo scopo di porre le basi di una fisica generale veramente filosofica, che corrispondesse alla cosmologia degli antichi “per modo che le varie scienze, riguardanti l’universo sensibile, trovassero tutte in questa il loro punto di connessione, anzi il comun centro dei loro principi generali e delle singole loro teorie”. Ardente patriota, repubblicano e anticlericale fu nel 1848 tra i preparatori delle cinque giornate di Milano. Nel 1859 fu incaricato di insegnare fisica presso la Scuola Reale Superiore di Milano, l’anno seguente fu chiamato a Pavia, ad occupare la cattedra di Fisica. Partecipò sempre attivamente alle problematiche politiche e sociali del suo tempo: fu più volte consigliere comunale a Milano e Pavia, deputato nel 1860 al Parlamento Nazionale di Menaggio, collaborò col Ministro dell’Istruzione Correnti, fu nominato Senatore e insignito della Croce di Cavaliere del Merito Civile. Vivissima fu anche la sua attenzione ai problemi didattici e organizzativi dell’Università (fu più volte Rettore dell’Università di Pavia). Le sue ricerche nel campo della fisica propriamente detta cominciarono dal 1860. Pubblicò circa 200 tra note e memorie su argomenti svariatissimi. Una prima serie di memorie ebbe per oggetto la convalida delle teorie della costituzione dinamica dei corpi, trattando di fisica molecolare, elasticità, osmosi, diffusione dei liquidi ecc. Una seconda serie di note fu diretta a mettere sempre più in luce l’attività interna dei corpi, vale a dire l’incessante moto delle molecole e degli atomi di cui sono formati. Una terza serie di memorie fu dettata allo scopo di divulgare la teoria meccanica del calore, spiegando molti fenomeni termici e molecolari in modo diverso da quello fino ad allora seguito (interessanti in particolare la Nota sul valore dinamico di una caloria e gli esperimenti sulla evaporazione dei liquidi). Moltissime sono le memorie dedicate all’elettricità (elettroforo, induzione elettrica, polarizzazione dei coibenti ecc.) Meritevoli di considerazione furono anche le osservazioni di carattere generale che il Cantoni fece sul progresso della fisica fino ai suoi giorni. In particolare mise in evidenza come alcuni vocaboli fino ad allora usati venivano a perdere di significato se visti alla luce delle nuove dottrine, ormai universalmente accettate, della omogeneità ed equivalenza delle energie fisiche. Così, ad esempio, le voci calorico, elettrico, magnetico che si usavano per indicare altrettante nature di fluidi imponderabili, erano cadute in disuso essendosi riconosciuta la reciproca convertibilità delle varie forme di fenomeni fisici ai quali quei fluidi erano supposti presiedere.