Lazzaro Spallanzani

SpallanzaniLazzaro Spallanzani (Scandiano, 12 gennaio 1729 – Pavia, 11 febbraio 1799) vestì, a otto anni, l’abito clericale. Studiò retorica e filosofia nel collegio dei Gesuiti di Reggio Emilia e filosofia naturale, matematica, greco, francese, astronomia, giurisprudenza all’Università di Bologna.
La sua carriera accademica cominciò nel 1757 come professore di fisica e matematica all’Università di Reggio, istituita da Francesco III d’Este 5 anni prima, e di greco nel Seminario; dal 1763 insegnò filosofia nell’Ateneo di Modena.
A Modena si conquistò rapidamente una reputazione europea, spostando i suoi interessi su temi naturalistici.
Giunse, nel 1769, a Pavia, dove, fino alla morte, si dedicò all’insegnamento e alla direzione del Museo di Storia naturale.
La sua fama scientifica è legata ad una serie di ricerche e scoperte che rivoluzionarono le scienze della vita, quali la confutazione della antica dottrina della generazione spontanea (secondo cui la vita nasce spontaneamente dalla materia inanimata), la realizzazione delle prime inseminazioni artificiali negli anfibi, gli studi sulle rigenerazioni animali, sulla respirazione e sulla ecolocazione (capacità di orientamento al buio dei pipistrelli attraverso gli ultrasuoni).

Di lui scriveva Giuseppe Frank:
«Nessuna aula bastava a contenere i suoi numerosi ascoltatori. Seduto in cattedra, il cappello in testa, egli declamava le sue lezioni con toni da predicatore, con modulazioni della voce assai bizzarre. A volte la sua voce rimbombava come un tuono, a volte si faceva fatica a capire ciò che diceva quando parlava sottovoce […]. Anche i suoi gesti erano originali. A volte picchiava furiosamente sulla cattedra, altre volte diventava così tenero che sembrava volesse abbracciare i suoi ascoltatori. Non senza motivo, fu soprannominato il ‘Buffon d’Italie’»

Per approfondimenti:
Paolo Mazzarello, Costantinopoli 1786: la congiura e la beffa. L’intrigo Spallanzani, Torino, 2004.